Metafore tra maschere e mascherine

La natura non si può nascondere. L’uso della mascherina rappresenta un condizionamento psicologico che tende a fare abituare le persone ad utilizzare in maniera “altra” l’apparato respiratorio che è anche quello fonatorio e rappresenta quindi il canale principale della comunicazione.

La similitudine al bavaglio, fa entrare, chi la usa, in una sorta di “posizione mentale” che richiama il silenzio, la paura di parlare, la paura di “far sentire” la propria voce. La paura di “uscire dal coro” è giustificata anche dall’utilizzo che sta avvenendo della censura di notizie che si discostano da quelle gradite al sistema governativo in auge.

La “censura”, in psicoanalisi, è un meccanismo di difesa che durante i sogni notturni impedisce ai contenuti inconsci di invadere la coscienza, questi contenuti vengono “mascherati”, camuffati poichè la coscienza non sopporterebbe il loro significato palese.

La metafora della mascherina, è solo uno degli aspetti di questo condizionamento di massa che sta pressando la psiche delle persone che sono spesso confuse, titubanti e in posizione di attesa. Molti si ritrovano in una sorta di limbo, aspettando che “succeda qualcosa”, che qualche aiuto arrivi dall’esterno. Aiuto soprattutto alla “comprensione” di quanto sta veramente accadendo nel mondo.

Questa situazione è altamente preoccupante, soprattutto per chi ha una visione dell’ecologia della mente che deve far pensare, deve invitare ognuno a fermarsi e a riflettere su se stesso. Secondo G. Bateson (psicologo americano) la comprensione del funzionamento di un organismo può avvenire se si considera l’organismo in quanto inserito nel suo ambiente. Il vivere bene è legato all’armonia con la quale si crea il rapporto organismo – mente e ambiente.

Obiettivo della maschera è ottenere il “mancato riconoscimento dell’individuo”; le maschere sono usate dai banditi, dagli attori, dai militari, da coloro che per finalità disparate non vogliono essere riconosciuti.

In termini di “simbologia psicologica”, l’uso della mascherina consente alle persone di abituarsi man mano a ricadere nell’anonimato; rappresenta uno strumento di omologazione che impedisce il naturale sviluppo e obiettivo dell’individuo umano, cioè quello del riconoscimento individuale, dell’essere originale e di sviluppare le proprie caratteristiche peculiari, insomma impedisce l’evoluzione dell’individuo, in quanto singolo a favore dell’appartenenza alla massa indistinta. Massa più facile da contenere, controllare e convogliare verso la “illibertà”.

Andando ancora oltre si comincia già ad intravedere il pericolo della induzione di “disturbi psicopatologici” di vario genere, a cominciare dall’impatto di questa condizione di violenza psicologica sui bambini, con l’osservanza-complicità di molti genitori. Si assiste alla “deformazione” dello stato di apprendimento che dovrebbe avvenire a scuola, sostituito da una misera cultura di “indottrinamento”.

Tutto ciò inciderà negativamente, attraverso la “suggestione” della mascherina e del distanziamento fisico e sociale, sullo sviluppo di tutte quelle facoltà cognitive ed emotive che devono, invece, essere facilitate dagli adulti, insegnanti, in fattispecie, a svilupparsi, quali la creatività, la curiosità, lo spirito di ricerca, la voglia di esplorare, tipiche dell’infanzia e che si avvalgono anche dell’apprendimento attraverso il contatto fisico.

Queste facoltà saranno inibite, o in alcuni casi bloccate, con la conseguenza che i piccoli non impareranno a sviluppare quel pensiero autonomo, detto “pensiero critico” che permette di avere un’ottica delle cose e delle situazioni ampia e non necessariamente omologata a quello che vuole il sociale o il potere. E’ una modalità che introduce il modello dittatoriale. I più piccoli sono più malleabili e sono anche il “punto debole” dei genitori.

C’è da auspicarsi che tanta inutile sciocca violenza, lavori in termini artistici nella psiche dei piccoli. E cioè che questo sistema attuato da menti asservite e quand’anche malate, faccia emergere per contrasto lo “spirito eretico” che ogni bambino possiede nel suo inconscio e in parte anche già nella mente cosciente, e che questo segni il risveglio per una sana evoluzione individuale e collettiva.

 

 

 

Dr.ssa Stefana Rebuscini

Un pensiero su “Metafore tra maschere e mascherine

  1. Massimiliana dice:

    È un bel pensiero hai descritto con chiarezza il significato di queste assurde mascherine.
    Non sopporto la mascherina, mi fa venire la nausea. Mi manca l’ossigeno.
    Bravissima complimenti.

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